Mi occupo di censire le fonti epigrafiche che possono aiutarci a comprendere il processo di “pietrificazione” nel territorio italiano.  Ad essere censite sono, nello specifico, iscrizioni latine già edite, prodotte in tutta Italia in un arco cronologico compreso tra il 1000 e il 1300 e che siano legate, a vario titolo, a edifici o, più in generale, a costruzioni in muratura sia laiche che ecclesiastiche.

Le epigrafi di per sé sono fonti complesse e affascinanti, che vantano la compresenza di diversi elementi: presentano infatti un testo scritto, realizzato secondo determinate forme grafiche, e hanno un aspetto monumentale, caratterizzato a sua volta da una differenziazione della materia e della forma del supporto, dall’eventuale presenza di particolari elementi artistici e dall’inserimento in un determinato contesto architettonico; inoltre sono concepite per essere più o meno volontariamente esposte ad un’ampia visibilità e, potenzialmente, ad una pubblica lettura.

Una difficoltà affrontata nella mia ricerca è determinata dal fatto che – a differenza di altri paesi come la Francia o la Spagna – il corpus che si propone di censire il patrimonio epigrafico medievale italiano, ovvero le Inscriptiones Medii Aevi Italiae (IMAI), copre ad oggi una porzione limitata del territorio nazionale. Ho dunque esteso la ricerca di iscrizioni pertinenti al progetto anche a numerosi repertori di varia natura (monografie, cataloghi, saggi, articoli), incentrati su aree geografiche più o meno estese ma anche solo su singole città, singoli complessi monumentali e, talvolta, singole epigrafi. In un panorama di ricerca così vasto uno strumento di fondamentale importanza è costituito dalla monumentale opera di Albert Dietl, Die Sprache der Signatur, che raccoglie tutte le epigrafi del medioevo italiano nelle quali siano presenti le firme d’artista. La ricerca è immensa, tanto più che, per una maggiore completezza, ho preso in considerazione sia iscrizioni tuttora esistenti, ancora nella loro collocazione originaria o sottoposte a spostamenti, sia iscrizioni ormai perdute, giunte a noi per tradizione indiretta, per le quali spesso è venuto meno l’aspetto materiale e monumentale ma che rimangono in ogni caso importanti testimonianze.

La fase di ricerca, tuttora in corso, ha portato all’individuazione di macro-tematiche entro le quali poter collocare le iscrizioni selezionate. Le epigrafi che forniscono testimonianze sulla fondazione, la rifondazione, il restauro, la donazione di edifici sono ascrivibili alle seguenti tematiche (seguite dal numero provvisorio di fonti):

  • iscrizioni ecclesiastiche (140)
  • iscrizioni riguardanti fortificazioni (99)
  • iscrizioni relative a interventi di committenza laica (49)
  • iscrizioni relative ai palazzi del potere (22)
  • iscrizioni relative ad opere pubbliche (21)
  • iscrizioni legate a edifici di famiglie nobili (20)

Le iscrizioni presentano un interesse molteplice: forniscono dati cronologici, menzionano committenti e artisti, e talvolta danno informazioni sui materiali di costruzione e sull’aspetto degli edifici. Interessante, ad esempio, è il caso dell’epigrafe di Corfinio (AQ) del 1289, riferita al restauro e all’ampliamento del palazzo vescovile.

Corfinio (AQ). Epigrafe del palazzo vescovile

Poiché però  le epigrafi hanno un legame intrinseco con la dimensione architettonica entro cui sono poste, non ci si può limitare a censire solo queste tipologie di testimonianze ma è necessario includere anche tutte quelle iscrizioni che riportano la memoria di eventi significativi (quali ed esempio episodi bellici, concessioni di privilegi e di indulgenze, disposizioni testamentarie, eventi naturali), la cui importanza è stata ritenuta tale da essere fissata su un supporto duraturo e collocata in un determinato edificio, tanto da diventarne una parte stessa. Esse sono state raccolte nella tematica delle epigrafi memoria (87), tra cui si segnala la lastra genovese che commemora la distruzione di Porto Pisano, avvenuta nel 1290 (particolare per la presenza di altorilievi raffiguranti gli edifici del porto).

Genova. Epigrafe della presa di Porto Pisano

Un’altra fase del censimento prevede la schedatura delle iscrizioni selezionate, pensata per mettere in luce gli elementi fondamentali delle fonti epigrafiche e i dati utili ai fini del progetto. Proprio per questo la scheda di catalogazione è costituita essenzialmente da due parti: la prima si concentra sull’iscrizione in senso lato, rilevandone la tipologia, la materia e le dimensioni, la localizzazione, il testo; la seconda parte, quando possibile, è focalizzata sull’edificio menzionato nel testo, ricavando sia informazioni sull’edificio in sé (come la sua cronologia, se differente da quella dell’epigrafe, la tipologia e la localizzazione) che i dati ricavabili dall’iscrizione (il modo in cui l’edificio viene menzionato nel testo, l’eventuale presenza di elementi descrittivi, di un apparato figurativo, di committenti e di esecutori materiali).

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