Il 7 e l’8 febbraio 2020 si è svolto ad Arezzo il Convegno Internazionale Il Paesaggio Pietrificato. La storia sociale dell’Europa tra X e XIII secolo attraverso l’archeologia del costruito. L’incontro è stato organizzato all’interno del progetto di ricerca Petrifying Wealth con l’intento di porre in relazione il fenomeno della pietrificazione con le tematiche sociali della ricchezza, del valore di questa nuova fase edilizia e del significato d’identità collettiva.

Consapevoli del fondamentale potenziale informativo che il dato stratigrafico può apportare all’interno di questo percorso di ricerca, l’incontro si è basato sul confronto dei risultati di alcune indagini archeologiche condotte a livello europeo.

Più in generale, il confronto ha fornito una panoramica della pietrificazione del costruito attraverso la presentazione delle diverse modalità edilizie e tecniche costruttive adottate.

Le diverse relazioni presentate nel corso delle due giornate del convegno hanno permesso di sottolineare l’importanza del  contributo dell’archeologia per la comprensione del tema della pietrificazione della ricchezza durante i secoli centrali del medioevo.

È stato possibile valutare, attraverso un’ottica archeologica, che cosa si  intende con il termine pietrificazione e quali evidenze architettoniche debbano essere prese in considerazione. Nello specifico, è stato sottolineato il ruolo centrale delle costruzioni in materiali durevoli.

Attraverso l’analisi di queste evidenze materiali, le tecniche edilizie sono apparse molteplici (opera incerta, costruzioni con materiali di reimpiego, muri realizzati con bozze, conci, laterizi e persino alcuni tipi di tapial). In questo contesto, la presenza o l’assenza  di una buona malta impiegata come legante nelle differenti tipologie di murature è apparsa essere  un  elemento di discrimine fondamentale.

Un altro argomento importante, per le tematiche trattate all’interno del progetto Petri, si è rivelato essere il riconoscimento dei cicli produttivi e la comprensione della loro complessità: è fondamentale capire non solo quando viene utilizzata una determinata tecnica, ma soprattutto quando questa si generalizza in uno specifico contesto socio-culturale, quali strati sociali decidono di adottarla e quando è effettivamente possibile riconoscere forme d’investimento verso un’edilizia di qualità basata su cicli produttivi complessi e realizzata da maestranze specializzate.

 Il confronto tra i diversi contributi ha permesso di sottolineare che, benchè rilevante, l’archeologia dell’architettura non è sufficiente come singolo metodo conoscitivo per comprendere a pieno fenomeni così  complessi. Infatti, è apparsa fondamentale l’integrazione delle informazioni provenienti dall’archeologia di scavo; quest’ultima indispensabile, ad esempio, per il recupero delle tracce lasciate dalle costruzioni in materiali non durevoli, le cui testimonianze tendono a scomparire quando la formazione sociale che le ha create si modifica. Al contrario, le architetture durevoli sembrano più facilmente adattarsi alle trasformazioni della società ed apparentemente lasciare maggiori testimonianze.

L’utilizzo e l’integrazione di diversi metodi della ricerca archeologica ci permette di ricostruire un paesaggio complesso e variegato in cui anche alcune strutture in materiale non duraturo possono essere legate a committenze importanti.

Altre importanti considerazioni sono state fatte circa i tempi della pietrificazione e l’incidenza quantitativa di questo fenomeno; elementi che sono apparsi variabili all’interno dei diversi contesti territoriali presi in esame. Tuttavia, attraverso una valutazione complessiva dei risultati presentati, fatta forse eccezione per il panorama offerto dal contesto islamico (come nella sintesi proposta per il caso di al-Andalus), è comunque possibile distinguere alcune fasi comuni di sviluppo. Sembra possibile riconoscere un primo momento che può essere indicato con la chiara definizione di pietrificazione del potere (presente per tutto l’altomedioevo ma che si intensifica soprattutto tra X e XI secolo), per poi passare ad una pietrificazione della ricchezza (inquadrabile cronologicamente tra XI e XII secolo) ed infine con una pietrificazione delle comunità (con il significato di comunità contadine e databile tra XII e XIII secolo). In generale, attraverso gli esempi proposti è stato possibile osservare una progressiva diffusione all’interno delle diverse classi sociali delle costruzioni durevoli prodotte tramite l’uso di tecniche costruttive complesse.

D’altra parte la pietrificazione appare manifestarsi con modalità diverse e sia le tecniche costruttive che i tipi architettonici sono sembrati parte di una complessa dialettica sociale: non solo una semplice emulazione dal basso verso l’alto ma piuttosto un evento determinato da una pluralità di fattori: esistono diversi fenomeni della pietrificazione ed ognuno di questi può scaturire da differenti elementi quali, ad esempio, l’emulazione, il conflitto, la competizione e la mobilità sociale, ed ancora dalla promozione di valori simbolici, di modi diversi di segnalare un’eminenza e, senza dubbio, dal ruolo essenziale della crescita economica.

Riguardo a quest’ultimo punto, è emerso che non sempre esiste un legame necessario tra il fenomeno della pietrificazione e la crescita economica, sebbene sia un fenomeno molto importante. Tuttavia, resta indubitabile che questa sia un fattore fondamentale in alcuni contesti territoriali. In contemporanea con la crescita economica duecentesca si diffondono tipologie di edifici che necessitano della riapertura e produzione massiva delle cave, della specializzazione delle maestranze, dello sviluppo di reti di trasporto efficienti e di una maggiore stabilità e sedentarizzazione delle comunità; e tutto questo è pensabile solo all’interno di un’economia attiva.

Attraverso questo incontro, e in futuro con la pubblicazione degli atti,  si è cercato di provare ad offrire un nuovo contributo alla storia sociale del costruito.